Milano nei film #1

LE SALE CINEMATOGRAFICHE

“Il ragazzo di campagna” di Castellano e Pipolo del 1984 è un altro film cult per la cinematografia soprattutto milanese. Un luogo in particolare è legato alla storia del cinema (in questo caso delle sale cinematografiche): Corso Vittorio Emanuele II. Artemio, appena compiuto quarant’anni, decide di cambiare vita e di abbandonare la campagna per andare a vivere in città. Come arriva in città? Passando per corso Vittorio Emanuele II (ancora aperta al traffico) con l’unico mezzo capace di guidare senza patente: un trattore. Con un’ampia panoramica su corso vediamo arrivare Artemio direttamente in piazza San Babila. Nel seguire il tragitto del mezzo, vengono inquadrati diverse insegne di sale cinematografiche, molte della quali completamente sparite, come Cinema Mignon, Mediolanum, Corso e il cinema Astra. Queste sale sono state completamente ristrutturate e destinate ad altre attività ma una sala mantiene ancora il ricorno del tempo che fu, ovvero il Cinema Astra. La sala viene inauguarata nel 1941 ed era dotata, dato il periodo bellico, di un rifugio antiaereo. Era un cinema all’avanguardia nella gestione della bigliettazione: aveva organizzato un sistema di vendita e assegnazione dei posti come si faceva, e ancora oggi, a teatro. Nel 1956 la sala verrà gestita dalla Metro-Goldwyn-Mayer, il colosso cinematografico americano, che, grazie alla sua potenza economica, la porterà a diventare uno dei cinema più importanti di Milano nella qualità e ampiezza di offerta di film. Nel 1986 passerà al gruppo Mediaset ma a causa della nascita della nuove sale cinematografiche multiplex, l’Astra chiuderà definitivamente nel 1999 al sua attività. Di cosa è rimasto di questo storico teatro? A differenza di altre sale cinematografiche di cui non è rimasto piu’ nulla che ricordi la loro funzione precedente, del cinema Astra è ancora possibile ammirare l’atrio con i suoi grandi mosaici e la scalinata doppia a ferro di cavallo realizzata dall’architetto Mario Cavallè specializzato appunto nella progettazione di sale cinematografiche. Il grande lampadario era realizzato in vetri di Murano, e una volta all’anno si procedeva alla pulizia accedendo all’interno del lampadario stesso attraverso la scala condominiale. Il marchio di abbigliamento spagnolo che ha aperto il proprio negozio all’interno della ex sala cinematografica, nella ristrutturazione ha voluto mantenere il ricordo del luogo, realizzando un grande maxi-schermo, posto nello stesso posto del precedente, in cui proiettare le collezioni di abbigliamento. Quando vi capita di fare una passeggiata per corso Vittorio Emmanuele II , diventata pedonale a metà degli anni ottanta, gettate un’occhio all’atrio del negozio di abiti e ricordate che all’interno di quella sala è stato proiettato, nel 1967, “Blow Up” di Michelangelo Antonioni.

IL DIALOGO:
-“Il cane del sciur Giuseppe l’è entrato nel cortile di casa nostra”
-“Eh!”
-“E’ corso dietro al gatto, l’ha preso, c’ha dato un morso e l’ha ammazzato!” -“Cosa c’è da mangiare stasera?”
-“Coniglio”

FONTI

http://www.giusepperausa.it/index.html

https://www.ilgiornale.it/…/e-zara-tutto-nuovo-ristruttura-…

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